Punti critici di controllo (CCP) e i 7 principi dell'HACCP, con esempi

Aggiornato il 8 ottobre 2026

L’HACCP si regge su sette principi, elencati dall’articolo 5 del Regolamento CE 852/2004. Il concetto più citato, e più frainteso, è quello di punto critico di controllo (CCP).

I 7 principi

  1. Analisi dei pericoli: individuare cosa può rendere un alimento non sicuro (pericoli biologici, chimici, fisici e allergeni).
  2. Punti critici di controllo: individuare le fasi in cui un controllo è essenziale per prevenire, eliminare o ridurre un pericolo.
  3. Limiti critici: fissare per ogni CCP il valore che separa l’accettabile dall’inaccettabile.
  4. Sorveglianza: stabilire come, quando e chi controlla i CCP.
  5. Azioni correttive: decidere cosa fare quando un CCP esce dai limiti.
  6. Verifica: controllare periodicamente che il sistema funzioni.
  7. Documenti e registrazioni: adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

Cos’è un CCP, con esempi

Un punto critico di controllo è una fase in cui, se il controllo salta, nessuna fase successiva può rimediare.

Attività Possibile CCP Limite critico (esempio) Sorveglianza
Ristorante cottura del pollo temperatura al cuore stabilita dal piano sonda al cuore
Sushi congelamento del pesce crudo −20 °C per 24 ore o −35 °C per 15 ore registrazione dell’abbattitore
Gastronomia raffreddamento dei cotti tempo e temperatura stabiliti dal piano controllo a fine ciclo

Il limite critico non deve essere per forza un numero: il considerando 15 del Regolamento ammette anche indicazioni procedurali, come un controllo visivo.

Non ogni rischio è un CCP

Molti pericoli si gestiscono con le buone pratiche igieniche (i prerequisiti): pulizia, igiene del personale, controllo dei fornitori, temperature di conservazione. La Commissione europea ricorda che in molte piccole attività non ci sono CCP: in quel caso l’HACCP si limita all’analisi dei pericoli, che spiega perché i prerequisiti bastano.

Tra le buone pratiche e i CCP c’è una via di mezzo, gli OPRP (prerequisiti operativi): controlli importanti ma che non hanno le caratteristiche di un CCP, come la verifica della temperatura delle merci al ricevimento.

L’albero delle decisioni

Per capire se una fase è un CCP si usa spesso l’albero delle decisioni del Codex Alimentarius: una serie di domande del tipo “esiste una misura di controllo in questa fase?” e “una fase successiva elimina il pericolo?”. Se il pericolo non viene eliminato più avanti e il controllo in quella fase è essenziale, la fase è un CCP.

Da dove partire

Tutto questo va scritto nel piano di autocontrollo, e i controlli vanno registrati sulle schede.

Domande frequenti

Cosa significa CCP?

CCP significa Critical Control Point, punto critico di controllo: una fase della lavorazione in cui un controllo è essenziale per prevenire, eliminare o ridurre a un livello accettabile un pericolo per la sicurezza dell'alimento.

Ogni attività deve avere dei CCP?

No. La legge prevede flessibilità: in molte piccole attività non ci sono punti critici di controllo e bastano le buone prassi igieniche. In quel caso serve comunque un'analisi dei pericoli che spieghi perché non ce ne sono (Comunicazione della Commissione 2022/C 355/01).

Quali sono i 7 principi dell'HACCP?

Analisi dei pericoli, individuazione dei punti critici di controllo, definizione dei limiti critici, procedure di sorveglianza, azioni correttive, procedure di verifica, documenti e registrazioni. Sono elencati all'articolo 5 del Regolamento CE 852/2004.

Fonti

  1. Regolamento (CE) n. 852/2004 (EUR-Lex, testo consolidato)
  2. Regolamento (CE) n. 852/2004, considerando 15 (EUR-Lex, testo originale)
  3. Comunicazione della Commissione 2022/C 355/01 (EUR-Lex)

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